Chapter Text
La sveglia del cellulare la destò dal sonno, gli occhi si aprirono nell’oscurità del furgone e un braccio si allungò per accendere la lampada così da illuminare il minuscolo spazio su ruote in cui la ragazza viveva.
Per Skye un nuovo giorno era iniziato, un giorno che normalmente avrebbe sfruttato per fare un passo avanti verso il suo obiettivo, alla sua costante ricerca, ricerca che ora era ostacolata dallo spazio vuoto tra la sua attrezzatura elettronica dove normalmente teneva il suo computer. Proprio ieri il laptop l’aveva abbandonata per sempre, decidendo di morire in maniera irreparabile.
Dopo un ultimo sguardo ed un sospiro, Skye si alzò per cominciare la sua solita routine mattutina.
Skye uscì dal bagno dei dipendenti del diner affianco al vicolo dove era solita parcheggiare il furgone, aveva un accordo con l'anziana coppia proprietaria che permetteva a Skye di usarlo per rinfrescarsi in cambio del suo aiuto nel pubblicizzare il locale su internet e i social.
Lei fece un cenno all’impiegata dietro al bancone, una giovane ragazza dai corti capelli rossi sotto i vent’anni, anche se non poteva vederlo perché impegnata con la macchina del caffè
“Ehi Grace”
La cameriera, Grace, girò lo sguardo e sorrise alla vista di chi l’aveva chiamata
“Skye ciao, il solito?”
“Certo, tu sai come mi piace,” lo disse ambigua e aggiungendo un occhiolino, sapendo di provocare una reazione nella ragazza più giovane.
La reazione di Grace fu quella prevista: rossore sulle guance e inciampò lievemente all’indietro urtando leggermente una brocca di caffè che quasi cadde dallo scaffale dietro di lei. “Skye!”
Una piccola risata partì dall’hacker. “Lo sai che ti prendo solo in giro.”
Un cenno della rossa confermò la sua affermazione. “Certo, certo, ma intanto mi hai quasi fatto rompere una brocca...di nuovo!” Grace puntualizzò l’affermazione agitando davanti a lei l’oggetto che era stato quasi distrutto.
Dopo un’altra piccola risata di Skye le cose ripresero normalmente. Lei non aveva mentito che il suo comportamento era solo per prenderla in giro, infatti, nonostante la sua bisessualità e il suo debole per le ragazze dall’aria carina e innocente, per lei la rossa più giovane era quasi come una sorella minore. Fin da quando aveva cominciato a frequentare il diner, le due avevano empatizzato per il loro simile background familiare, il non sapere da dove si proviene davvero e chi erano i tuoi genitori.
L’unica differenza era che, per quanto Grace abbia accettato la vita che aveva ora e andava avanti con essa, Skye non poteva fare lo stesso ed era determinata a trovare le risposte che cercava.
Se solo il suo computer non l’avesse mollata....
Jemma Simmons camminava lungo il marciapiede con la borsa del suo portatile a tracolla e il cellulare all’orecchio.
“Mamma te l’ho detto, sto solo aspettando che assegnano a me e Fitz al nuovo incarico, l’agente Weaver mi ha assicurato che sarà di alto profilo ma che ci vuole ancora un po di tempo prima che sia pronto.”
Mentre continuava ad avanzare la ragazza notò un piccolo diner, un luogo ideale dove poteva fermarsi e cercare di risolvere il problema spuntato la sera prima.
“Senti ti devo lasciare…,” lei ascoltò per un attimo. “Si anche io ti voglio bene, e dillo pure a…” Ma venne interrotta da un signore di fretta che la urtò e che continuo ad avanzare senza neanche guardarsi indietro.
Dopo aver guardando un attimo con disapprovazione la direzione dove l’uomo era andato, lei riportò il cellulare all’orecchio sentendo la voce di sua madre che gli chiedeva se lei era ancora in linea. “Si eccomi scusa…si tutto a posto...si ti chiamo presto…,” e dopo un ultimo saluto la chiamata finì e lei entrò nel diner.
Jemma si era seduta ad un tavolino contro una delle vetrine e cercava di risolvere qualcosa sul portatile mentre stava sorseggiando il tè che aveva ordinato poco prima. Lei stava pensando di mangiare qualcosa, ma prima voleva risolvere questo.
Il bancone era alle sue spalle ma lei poteva sentire la cameriera dai capelli rossi, Grace se non ricordava male la sua targhetta, discutere scherzosamente con un’altra ragazza di nome Skye. Per curiosità lei stava per girare la testa a vedere la scena quando un grosso messaggio di errore appare sul computer.
“No, no! Non farmi questo…” Ma niente, per quanto lei digitò diversi comandi, l’apparecchio non rispondeva.
Tutto ciò attirò l’attenzione di Skye che vedendo il portatile e la ragazza di schiena decise di alzarsi dal bancone e avvicinarsi al suo tavolo. “Qualche problema con il computer?” Chiese e aspettò che l’altra ragazza la notasse.
Quando Jemma alzò la testa alla nuova voce, lei e Skye incrociarono gli sguardi per la prima volta e per un attimo tutto sembrò fermarsi. Entrambe le ragazze dimenticarono momentaneamente cosa facessero lì o persino chi erano loro stesse, troppo prese ad esaminare chi avevano di fronte e la particolare ed invisibile energia che un solo sguardo aveva creato tra di loro. Non sembrava uno sguardo di due estranee, era come se si fossero sempre conosciute e si stavano semplicemente ri-incontrando dopo un lunghissimo tempo. Nessuna delle due ragazze però aveva elaborato tutto ciò nella loro mente, era più un sentimento inconscio nascosto dentro di loro.
Dopo alcuni secondi, finalmente il cervello di Jemma elaborò la domanda. “Cosa?...” lei fu la prima a riprendersi da quella strana sensazione che venne presto dimenticata da entrambe e che le riportò al presente. “...Oh sì, e da ieri sera che mi da problemi e oggi sembra essere impazzito del tutto aprendo un sacco di cose a caso contemporaneamente e non risponde a nessun comando che gli do il che è davvero strano perché è nuovo e solo per uso lavorativo ma non ho avuto neanche il tempo di farci su niente perché da subito ha creato problemi, ormai mi sono rassegnata al fatto che deve avere qualche difetto di fabbrica e che dovrò farmelo cambiare.” Lei disse tutto in una volta e così in fretta con anche alcuni gesti delle mani che Skye non riuscì a non trovare la cosa adorabile, quell’accento poi…
Skye diede un'occhiata allo schermo abbassandosi un po verso di esso. “Fidati ne so qualcosa di computer che ti mollano, proprio il mio si è fuso qualche giorno fa...però il tuo non sembra senza speranze…,” lei rialzo la sua postura e indicò dove l’altra ragazza era seduta. “Posso? Sono Skye comunque.” Approfittando del momento anche per presentarsi .
Jemma capì il senso della domanda, fece un cenno affermativo e si spostò più in là della panca lasciando che Skye si sedette affianco a lei. In fondo a questo punto cosa costava lasciare che questa ragazza facesse un tentativo? Sapeva che SHIELD gliene avrebbe pagato un’altro senza problemi, parte dei suoi benefit come scienziata era la possibilità di fare mettere attrezzatura varia sul conto spese. E se mentre osserva l’ennesimo fallimento di salvarlo veniva agitata dentro dalla presenza vicina di questa ragazza… beh Jemma di certo non avrebbe obbiettato. “Jemma, e non credo però riuscirai ad ottenere nulla da lui.” Ormai lei ci aveva già comunque rinunciato.
Skye girò la testa verso Jemma guardandola di nuovo negli occhi. “Così poca fiducia delle mie capacità?,” lei disse usando una voce un pochino più soave ma non esageratamente.
“Non ti conosco, non posso sapere quali sono le tue capacità.” Jemma rispose con un sorrisetto e la voce un pochino giocosa, senza neanche rendersi conto del sottile flirt che le due avevano cominciato.
“Eppure non hai esitato a supporre immediatamente che avrei fallito.” Skye disse con lo stesso tono dell’altra ragazza.
“Non stavo sottovalutando le tue possibili abilità informatiche, sto solo affermando la realtà dei fatti in base alle prove che mi sono state sottoposte nelle ultime quattordici ore.” Jemma cercava di usare la logica in questa “discussione”. Non si trattava più del computer, ma di chi per prima avrebbe avuto l’ultima parola sull’altra.
Skye, percependo una lieve nota di sfida nell’argomento di Jemma, decise che doveva decisamente impressionare la ragazza e allo stesso tempo tenere alto il suo ego da hacker. Lei avvicinò un po il viso verso di lei. “Scommetti che posso riuscire a sistemarlo?” Ormai il suo tono era senza dubbio di sfida.
Jemma non si tirò indietro e incrocio le braccia come per affermarlo. “Facciamo così, hai detto che il tuo si è rotto qualche giorno fa giusto? Se per miracolo riesci a farlo funzionare come si deve te lo puoi tenere, come ho detto tanto è nuovo e non ci ho messo su ancora niente di personale.”
Skye alzò un sopracciglio a questo. “E se non ci dovessi riuscire?”
“Allora tu mi offri la colazione.” Jemma rispose senza esitare. Almeno lei poteva ottenere un pasto insieme a Skye e la mattina non sarebbe stata rovinata dal disastro del portatile.
“Questo suona come una vittoria in entrambi i casi per me.” Di nuovo il flirt aveva fatto la sua comparsa e per aumentare il tutto lei fece pure un occhiolino.
Presa alla sprovvista dall’audacia improvvisa, Jemma abbassò lo sguardo arrossendo. Le due restarono nelle loro posizioni per dei secondi, fino a quando Skye non smise di guardarla e si concentrò nuovamente sul portatile.
Così per i prossimi minuti la giovane hacker faceva la sua magia e la biochimica la osservava sorseggiando il suo tè. Per Jemma c’era qualcosa di speciale in questa ragazza che lei aveva appena incontrato, non sapeva perché, ma sentiva che oggi qualcosa era cambiato. Non sapeva definire bene cosa, in che quantità e come ciò l’avrebbe influita da ora in avanti, sapeva solo che l’incontro con Skye aveva spostato l’asse della sua vita in maniera imprevedibile ed era curiosa di cosa ciò avrebbe portato. La parte logica del suo cervello, che poi era quella che solitamente lei usava, diceva che era un po esagerata a pensare così di una persona con cui aveva appena scambiato poche parole e che ora stava cercando di risolvere il suo portatile, un portatile che oltretutto lei aveva promesso come parte della scommessa. Ma Jemma stavolta non riusciva ad ascoltare quella sua parte logica, troppo presa da queste nuove sensazioni. E non era neanche la parte della “ragazza” il problema visto che non ha mai nascosto a nessuno la sua bisessualità.
“Ecco fatto! Come nuovo!”
La voce improvvisa di Skye destò Jemma dai suoi pensieri, e una volta capito cosa aveva detto, spostò il portatile verso di lei e fisso lo schermo. E in effetti il computer ora sembrava essere tornato a posto, il desktop davanti a lei era normale, e dopo qualche prova, poteva confermare che l’apparecchio rispondeva ad ogni comando che gli impartiva. “Ma come hai fatto?!” Jemma non era una ignorante in materia, non si ottengono due dottorati in giovanissima età senza usare dei computer, per non parlare di aver frequentato l’Accademia di Scienze e Tecnologia dello SHIELD, e si forse questo sarebbe stato più materia per l’Accademia delle Comunicazioni, ma lei poteva dire di sapersela cavare un po e di riconoscere quando una causa era persa. E invece Skye era riuscito a risolvere tutto in pochi minuti.
“Segreti del mestiere.” Queste parole e una piccola alzata di spalle erano l’unica risposta di Skye, insieme ad un sorrisetto soddisfatto che non gli lasciava le sue labbra.
Jemma sorrise insieme a lei, e dopo aver guardato il portatile un'ultima volta, lo richiuse e lo sollevò con una mano per darlo a Skye “Beh, allora adesso questo è tuo”
“Aspetta, eri seria?!” Onestamente, quando Jemma ha detto a Skye la posta in palio, non pensava che lei avrebbe davvero avuto il suo laptop se lo avesse sistemato. Chi lo fa con una sconosciuta?!
“Assolutamente, una scommessa è una scommessa, e poi il mio lavoro me ne pagherà uno nuovo senza problemi, è parte dei miei benefit.” Jemma disse con convinzione.
“Ma non vorranno quello vecchio per controllare?” Non poteva essere così semplice.
“Dirò che è finito sotto ad una macchina e che ormai erano rimasti solo tanti pezzi da buttare. Tranquilla sono una ragazza abbastanza rispettata nella mia area di lavoro, di solito non sono il tipo da “Bad Girl Shenanigans”.” Il vantaggio di essere una ragazza che di solito non viola mai le regole e fare quello che ci si aspetta da lei, ma passare il tempo con Skye continuava a far si che lei mettesse in discussione molte cose. Jemma porse ancora una volta il portatile alla ragazza, nella speranza che finalmente prendesse la sua vincita.
Skye alla fine si arrese e lo accettò, non credendo alla sua fortuna: aveva conosciuto una bella ragazza e vinto un laptop nuovo a cui serviva solo una veloce riprogrammazione, o almeno veloce per quanto riguarda le sue personalità abilità informatiche.
Ancora una volte le due ragazze si stavano fissando, cercando di capire cosa avrebbero dovuto dirsi adesso, ma poi Jemma posò lo sguardo sull’orologio da parete del diner e i rianimò tutta in una volta. “Non mi ero accorta che era così tardi! Il mio migliore amico mi sta aspettando!” Lei doveva proprio incontrarsi con Fitz a brevissimo. Si alzò in piedi e raccolse in fretta le sue cose, meno il laptop ovviamente, “puoi…” lei fece un cenno con la mano al fatto che essendo seduta affianco a lei non poteva lasciare il tavolo.
Skye, che era rimasta immobilizzata da questa improvvisa svolta degli eventi si rese conto della richiesta. “Uh, certo…” lei si alzò per farla passare, chiedendosi ancora com'è che stava tutto finendo così in fretta.
Una volta libera dal tavolo e aver lasciato i soldi per la cameriera, Jemma guardò Skye. “Scusa ma devo proprio andare, il mio amico mi uccide se faccio tardi, abbiamo questo progetto con la dendrotossina e presto verremo richiamati al nostro lavoro…,” lei si rese conto in fretta che l’altra ragazza aveva un’aria confusa su quello che aveva appena detto, “...scusa, lascia stare, paroloni da scienziata.” Il sorriso che Skye diede in cambio la fece sorridere a sua volta. “Allora io vado…” E dopo un’ultima esitazione, lei si diresse all’uscita del diner.
Skye si riprese finalmente e corse per raggiungere Jemma che ora si trovava sul marciapiede all’esterno del diner a cercare un Taxi. “Jemma aspetta...e per quanto riguarda quella colazione?” Lei chiese provando con un’ultima nota di flirt.
Mentre il Taxi arrivava, la biochimica si girò verso di lei. “Hai vinto la scommessa no? Dovrai accontentarti del laptop e aspettare la prossima volta” Il grande sorriso sul volto di Jemma confermava il tutto.
“Guarda che ci conto!” Oggi sembrava che nessuna delle due ragazze smetteva mai di sorridere a vicenda .
Jemma annuì e dopo aver dato un’occhiata finale all’altra ragazza salì sul Taxì, partendo pochi secondi dopo.
Skye rimase lì a fissare finchè l’auto finchè non era più visibile, per poi tornare all'interno del diner. Solo una volta dentro lei si rese conto di una cosa…non avevano scambiato i numeri di telefono! Corse subito al tavolo con il suo nuovo laptop sperando che Jemma mentisse quando ha detto che non ci aveva ancora messo niente di personale, ma purtroppo per lei dopo pochi minuti si rese conto che in effetti non c’era proprio nessuna informazione che le permettessero di rintracciarla. Skye non sapeva neanche il suo cognome! Questo per lei era un assoluto disastro, ben peggio di come si era sentita appena sveglia senza un computer su cui lavorare.
Grace, vedendo la sua agitazione, si avvicinò a lei. “Tutto bene Skye?” Chiese la giovane cameriera.
Skye scosse la testa e alzò lo sguardo all’amica “Ho come la sensazione di essermi appena lasciata sfuggire l’occasione di una vita…”
Grace, che per tutto il tempo aveva osservato Skye e la ragazza inglese interagire capì subito cosa intendesse. “Beh sai...se è destinato ad essere sono sicuro che in qualche modo potrai ri-incontrarla, chissà, la vita ha sempre modo di sorprenderti, vedrai,” aggiungendo anche un sorriso incoraggiante.
Mentre la rossa tornava al lavoro, Skye fissava fuori dalla vetrina del diner riflettendo sulle sue parole e sull’intero incontro con Jemma. Anche se non aveva la stessa fiducia di Grace, basta vedere da quanto tempo lei ancora cercava da dove veniva e chi erano i suoi genitori, aveva la sensazione che oggi era successo qualcosa di veramente speciale e magari questa non sarebbe stata l’unica volta che lei avrebbe visto Jemma.
Ma per ora lei non aveva più tempo per questi pensieri, o meglio, aveva appunto altre persone da cercare. E grazie al suo laptop nuovo, lei poteva rimettersi al lavoro per attirare l’attenzione di una certa organizzazione segreta…
