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Bello e Impossibile

Summary:

La vecchia si è dichiarata antifascita in mondovisione. Elettra Lamborghini ha fatto perdere almeno 70 secondi alla scaletta con quegli inutili ringraziamenti all’orchestra. Le previsioni auditel preannunciano un calo di ascolti.

Ma tutto ciò è niente in confronto all’imminente, inevitabile disastro che sta per abbattersi sul palco dell’Ariston, il meteorite pronto a polverizzare mesi e mesi di duro lavoro e anni di onorabile carriera.

Perché Carlo Conti sta entrando in calore. Ed è tutta colpa di quel maledetto turco.

Notes:

@ my usual readers I'm so sorry please ignore this fic Italians are not well this week.

Dedicata a chi ha scritto quel tweet su Conti\Yaman e le proporzioni yaoi di Cannavacciuolo\Barbieri

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

“Grandeee! Grandeee! Abbiamo spaccato tuttoooo!!” Laura ha gli occhi a spillo e l’energia spumeggiante di chi ha appena finito di sciare nel camerino di qualcuno (chiunque punterebbe il dito contro il povero Chiello, ma Carlo fa questo lavoro da troppi anni per non sapere che si tratta di Tiziano. Carlo non giudica, comunque. Si sa, i ritmi di Sanremo sono folli.)

Carlo annuisce, il sorriso tirato, mentre passa una mano sulla fronte lucida. Fa troppo caldo. L’aria dietro le quinte è satura e rarefatta. Il completo è troppo stretto.

“Tutto bene capo?”

Carlo mostra il pollice alzato al tecnico del suono, la maschera da professionista consumato di nuovo al suo posto.

“Ottimo lavoro tutti quanti! E la prima sera è andata!”

La verità è che sta andando tutto male.

La vecchia si è dichiarata antifascita in mondovisione. Elettra Lamborghini ha fatto perdere almeno 70 secondi alla scaletta con quegli inutili ringraziamenti all’orchestra. Le previsioni auditel preannunciano un calo di ascolti.

Ma tutto ciò è niente in confronto all’imminente, inevitabile disastro che sta per abbattersi sul palco dell’Ariston, il meteorite pronto a polverizzare mesi e mesi di duro lavoro e anni di onorabile carriera.

Perché Carlo Conti sta entrando in calore. Ed è tutta colpa di quel maledetto turco.

(Ogni mattina Carlo prende tre integratori: Prostadoc, perché, insomma, per quanto se li porti splendidamente, gli anni cominciano a farsi sentire; Betacarotene plus, il segreto della sua perfetta abbronzatura— i maligni diranno lampade! ma la tintarella di Carlo è cento per cento naturale! E poi quella piccola blu. Il soppressore.)

La verità è che in Rai non c’è spazio per gli Omega. Gli italiani vogliono la rassicurante presenza di un presentatore Alfa, qualcuno che sappia sventare un tentato suicidio in diretta o gestire la rivolta degli orchestrali. Amadeus si era illuso che 5 edizioni di successo potessero proteggerlo dai pregiudizi. Si era sentito sicuro, troppo. Che follia, pensa Carlo. Che hubris. Portarsi il proprio Alfa come co-conduttore, svelare la propria natura di Omega in mondovisione… e come è finita? L’Alfa Fiorello ancora in Rai, una carriera di successo, e Amadeus in esilio sul Nove, il canale dei finocchi— si può dire finocchi? Carlo è così ben addestrato al politically correct televisivo da sobbalzare anche nella privacy della sua mente.

Il punto è: Carlo non è Amadeus. Carlo è disciplinato, Carlo prende diligentemente i suoi soppressori. Carlo non andrà in calore sul palco più prestigioso d’Italia nella settimana più importante della sua carriera televisiva.

Almeno così credeva.

Perché la cruda verità è che il perfetto Carlo, il Kaiser che non perde un minuto, che non tollera un capello fuori posto nella sua rigida scaletta, sta per essere ridotto ad un ammasso tremante e disperato di carne e ferormoni, schiavo dei propri impulsi biologici più triviali, e non c’è soppressore che possa salvarlo ormai. Non sarà mai in grado di condurre le prossime serate.

(I cicli biologici di Carlo sono rigidamente strutturati, come le sue scalette a Sanremo. Si concede un calore all’anno, in estate, nella privacy della sua villa sulle colline toscane. Una settimana in cui non è in grado di far nulla, di pensare a nulla che non sia il nodo degli alfa che si alternano su di lui).

Avrebbe dovuto saperlo. Avrebbe dovuto prevederlo. Forse è il palco di questo maledetto teatro che ti rende incosciente, ma Dio, Carlo non aveva idea…

Carlo è troppo impegnato— e d’accordo, forse anche troppo snob— per guardare soap opere per casalinghe divorziate. Sulle reti avversarie poi!

E quando dalla dirigenza è arrivato il suggerimento di promuovere la serie su Sandokan, Carlo ha semplicemente fatto quello che sa fare meglio: organizzare in modo efficiente una serata. Can Yaman co-conduttore, ospite Kabir Bedi. Un perfetto momento televisivo.

(Carlo non aveva idea).

E poi sono arrivate le prove. Carlo lo ha percepito ancora prima di vederlo. Cardamomo, pistacchio, miele e sesamo. Ipnotico, quasi stordente, la potenza dei ferormoni che investe le narici, pelle d’oca lungo la spina dorsale.

Alfa.

Maestoso, arrogante.

Il sorriso sghembo di chi é abituato far volare le mutande delle mamme d’Italia.

Carlo l’ha sentito tutto nel buco del culo (si può dire buco? Si può dire culo?!): il calore improvviso, inarrestabile, che brucia nelle vene. Il desiderio febbrile di farsi possedere, lì sul palco, di farsi riempire, di mescolare il proprio DNA, di partorire una schiera di cuccioli italo-turchi dall’attaccatura dei capelli perfetta.

E Can— di questo Carlo ne è sicuro— lo ha captato immediatamente.

A nulla é servito, subito dopo le prove, fiondarsi in hotel e trangugiare altre 3 pasticche blu, ben oltre la dose raccomandata. Ma cos’altro poteva fare? The show must go on.

E così Carlo si è presentato sul palco stasera, e per quasi 5 ore di diretta ha mandato avanti questo folle, scintillante carrozzone, mentre l’Omega nella sua testa fremeva per mettersi in ginocchio e mostrare a 9 milioni di spettatori quali altri tipi di microfono sono la sua specialità.

(Durante il secondo break pubblicitario Carlo è dovuto correre in camerino e cambiarsi le mutande, ormai fradice. Cosa cazzo— si può dire cazzo?— è passato per la testa degli autori quando hanno scritto quella gag sui pettorali?!)

E per tutto il tempo il turco ghignava, quella camicia sbottonata per mostrare muscoli lucidi di olio e sudore, mentre l’odore di ferormoni invadeva ogni singolo poro della pelle di Carlo, mandandolo fuori di testa, completamente fuori controllo— ad un certo punto si è ritrovato a ridere ad una battuta, come un qualsiasi adolescente ubriaco!

Ma Carlo è un professionista. In qualche modo, con le unghie e con i denti (unghie e denti che conficcherebbe volentieri sulle spalle muscolose di qualcuno) ha portato a casa la serata.

Le pillole hanno aiutato, sicuramente, ma adesso Carlo sà, adesso lo sente, non c’è modo di fermare il calore.

Adesso non c’è altra soluzione che chiudersi in camera, tentare di procurarsi un irrisorio sollievo con qualunque cosa e poi forse lanciarsi da una finestra? Simulare un incidente? Qualsiasi cosa possa fornire un alibi migliore di purtroppo il vostro amato conduttore non sarà in grado di presentare le prossime serate perché troppo impegnato a piangere e fremere pensando alla possente nerchia turca.

L’aria notturna della città dei fiori non è di alcun aiuto per la pelle accaldata Carlo. Rivoli di sudore lasciano macchie scure sulla camicia (va bene, forse la sua abbronzatura non è del tutto naturale).

Svincolandosi tra gli irriducibili fan adoranti che aspettano fuori dall’albergo, Carlo riesce finalmente a raggiungere il corridoio dell’esclusivo ultimo piano del Grande Hotel del Mare.

Omega,” la voce dall’accento esotico é roca e a malapena trattenuta. Tra le gambe, Carlo sente il cazzo sussultare. Tra le natiche, uno spasmo disperato.

“Can…”

“Mi avevano detto che eri un grande professionista. Ma non avrei mai pensato così diligente. Non mi piace essere ignorato dal mio omega…”

“Io non— Can— io,” la voce di Carlo é così strozzata che le parole escono a malapena “alfa, io— la serata—la scaletta—non si può finire in ritardo!” balbetta infine le sue scuse.

“Mmh—“ Can scuote la testa e Carlo sente i suoi umori colare sul retro delle cosce, impregnare la stoffa dei pantaloni fino a gocciolare sulla moquette in un indecente spettacolo.

“Ti prego Can—“ Carlo non è neanche più sicuro di cosa stia chiedendo.

“Ascoltami bene omega,” Can grugnisce, annullando le distanze tra loro, e Carlo si ritrova intrappolato tra la porta della stanza e un imponente petto non depilato.

“Mi prenderò cura di te stanotte,” Can continua e Carlo é a pochi secondi dal venire nei pantaloni, “e le prossime sere ti aspetterò nel camerino, ad ogni pausa pubblicitaria—serviranno molte pause…“

Carlo sgrana gli occhi, “ma— la scaletta—“

Can ruggisce e le ginocchia di Carlo cedono, ma prima di potersi schiantare sul pavimento le possenti braccia di Can lo circondano, sollevandolo e stringendolo a sé.

“Al diavolo la tua scaletta, omega—“

Sono le ultime parole che Carlo riesce ad elaborare prima che il suo cervello si sciolga completamente e dalla sua bocca escano solo miagolii disperati.

Fanculo la scaletta, le prossime serate finiranno alle 3 di notte e gli italiani muti.

Perché Sanremo è Sanremo.

Notes:

(Ho scritto questa roba a lavoro mi sento drogata forza Arisa !!!)