Chapter Text
Cinque baci segreti ed uno che non lo fu
I. Deserto
Edgar aveva incontrato Setzer molto tempo prima di quel fatidico spettacolo al Teatro dell’Opera: ma in quella situazione gli eventi erano stati così frenetici e Celes era stata così determinata a requisire l’aeronave del giocatore d’azzardo, che i due uomini, benché si fossero riconosciuti, avevano deciso con un tacito scambio di sguardi di fingersi completi estranei; dopotutto, durante il loro primo, lontano incontro non avrebbero mai immaginato che il destino li avrebbe fatti riunire.
Era accaduto undici anni prima, quando entrambi erano sedicenni e quasi privi di preoccupazioni; il “quasi” era dato dal fatto che Edgar era pur sempre il principe ereditario di un regno finito nel mirino dell’Impero di Vector, e Setzer era un ragazzo che tentava di costruire e far volare l’aeronave più veloce al mondo, cosa che lo portava ad affrontare frequenti “incidenti di percorso”… come quello che lo aveva appena visto precipitare come una meteora a poca distanza dal Castello di Figaro, e solo la relativamente soffice sabbia del deserto aveva impedito che gli si spezzassero le ossa quando era stato scaraventato fuoribordo dall’impatto col suolo.
“Lady Fortuna non mi ha ancora abbandonato, a quanto pare; speriamo resti al mio fianco ancora un po’, almeno prima di finire disseccato sotto il sole” pensò dolorante il giovane albino, prima di perdere i sensi.
Quando riaprì gli occhi, il suo primo pensiero fu che nemmeno il cielo limpido del deserto poteva essere così meravigliosamente azzurro; ma si rese conto che quelle erano le iridi di un ragazzo biondo che lo sosteneva tra le braccia cercando di fargli bere dell’acqua da una borraccia.
“Per fortuna hai ripreso conoscenza!” esclamò il suo salvatore, mostrando un sorriso candido sulla pelle dolcemente abbronzata. “Quando ho visto l’aeronave precipitare sono subito corso qui con la mia cassetta degli attrezzi e quella del pronto soccorso; per fortuna né tu né lei sembrate aver riportato gravi danni” continuò, sfiorando la benda che aveva avvolto attorno alla testa del giovane pilota “però temo che sulla fronte ti resterà una cicatrice.”
Setzer scrollò le spalle con leggerezza: “Questo non è il mio primo atterraggio di fortuna, e neppure la mia prima cicatrice a dimostrarlo. Ciò che conta è che la mia aeronave sia ancora tutta intera.”
Edgar confermò, scrutando con aria estremamente interessata il velivolo arenato: “Sono sicuro di poterti aiutare a ripararla in un battibaleno! Che tipo di motore ha? E che combustibile usa? E che…”
Setzer mise una mano sulla bocca del suo benintenzionato salvatore; va bene la gratitudine, ma non aveva intenzione di rivelare i frutti delle proprie ricerche tecnologiche al primo venuto! “Sono tutte informazioni riservate che non posso divulgare agli sconosciuti. Inoltre, dubito che qualcuno oltre Daryl potrebbe capirle.”
Il biondo gli lanciò un’occhiata di sfida: “Non sottovalutarmi: sarò anche giovane, ma in tutto il regno di Figaro sono già considerato il miglior ingegnere mai vissuto! E sappi che anche io ho un grosso progetto top secret a cui sto lavorando!” concluse con voce che emanava orgoglio.
“Mh, certo” mugugnò l’altro con un sorrisetto ironico “ma non ti farò comunque mettere le mani nel motore del MIO Blackjack!”
“Però a questa Daryl lo permetteresti? È la tua ragazza?”
Gli occhi color ametista di Setzer si spalancarono per lo shock e un attimo dopo scoppiò a ridere: “Non farti sentire da lei se non vuoi essere ucciso! No, lei è la mia migliore amica, nonché rivale: abbiamo fatto una scommessa su chi riuscirà a costruire l’aeronave più veloce!”
“Dev’essere bello avere qualcuno che condivide le tue passioni! Io ho un fratello gemello, ma per quanto gli voglia bene i nostri interessi non potrebbero essere più diversi.” Concluse il principe di Figaro, con una punta di malinconia nella voce.
Setzer provò un groppo in gola a vedere quei limpidi occhi cerulei incupirsi, così fece qualcosa che stupì lui stesso per primo: “Se mi dici il tuo nome non sarai più uno sconosciuto, e potrei permetterti di darmi una mano a fare le riparazioni.”
Il viso del biondo sembrò diventare più luminoso del sole allo zenith: “Mi chiamo Edgar! Sono il primo principe del Regno di Figaro!”
“Un reale, nientemeno!” fischiò “Io sono Setzer Gabbiani; ricordati il mio nome, perché ho intenzione di diventare il pilota di aeronavi più veloce del mondo; e anche il più ricco!”
“Piacere di conoscerti!” esclamò Edgar stringendogli con entusiasmo la mano.
Fedele alla sua promessa, Setzer permise al suo nuovo amico di aiutarlo con il ripristino del Blackjack; fortunatamente, come Edgar aveva già intuito, i danni non erano gravi e nel giro di poche ore di lavoro l’aeronave avrebbe già potuto riprendere a volare.
Durante il lavoro, Setzer poté rendersi conto che quelle del principe non erano parole vuote: la sua abilità con i complessi meccanismi parlava di una lunga esperienza, e non si tirava indietro all’idea di sporcarsi le mani con l’olio per motori. Tanta dedizione non poteva che ammorbidire ancora di più l’atteggiamento sospettoso del giovane albino verso quell’inaspettato “collega” ingegnere; per di più la sua abilità gli rendeva ancora più intrigante il fatto che fosse anche un bellissimo ragazzo.
L’interesse di Setzer ebbe un’improvvisa impennata quando si accorse che anche Edgar lanciava spesso lunghe occhiate quasi languide verso di lui, e quando si passavano gli attrezzi il giovane dagli occhi di zaffiro cercava di far sfiorare sempre più spesso le loro dita. L’animo da giocatore d’azzardo dell’albino gli impose di non perdere quella preziosa occasione; era ben conscio di avere un debole per i bei biondini (anche se per motivi di riservatezza il genere a cui appartenevano era un’informazione nota solo a Daryl), quindi decise di giocare in apertura:
“Dato che ho ammesso di non avere una fidanzata, che mi dici di te? Sei un principe, le ragazze dovrebbero cadere ai tuoi piedi anche solo se respiri nella loro direzione” ironizzò.
Le guance di Edgar si tinsero di un rossore che non aveva niente a che fare con il calore del deserto: “Ah, temo in verità di avere ben poca fortuna su quel fronte; forse le mie profferte romantiche risultano eccessive per la sensibilità delle delicate fanciulle a cui le rivolgo…” confessò impacciato.
“O forse quelle fanciulle sono abbastanza intuitive da capire quando una dichiarazione d’amore è forzata, una maschera imposta dalle aspettative sociali altrui senza un autentico sentimento a sostenerla” insinuò con tono mellifluo, ben consapevole degli obblighi imposti a un principe che avrebbe dovuto ereditare un regno e generare un erede.
Edgar lo guardò con occhi spalancati come un cervo di fronte all’arco del cacciatore: in essi si leggeva il terrore di vedere così facilmente scoperto il suo più oscuro segreto, che aveva rivelato solo al proprio gemello, sapendo che Sabin se lo sarebbe portato nella tomba.
Setzer ebbe compassione di lui e la sua voce divenne calda e confortante: “Ti capisco, sai? Anch’io so quanto è difficile doversi conformare a ciò che la società si aspetta da persone che vogliono farsi strada nel mondo. Ma sappi che non sei solo. Anche io sono come te.”
Negli occhi di Edgar si leggeva chiaramente la lotta fra la paura che lo spingeva a negare e il desiderio di lasciarsi andare di fronte ad un’anima così affine alla propria; Setzer decise di facilitargli la scelta: gli prese il viso tra le mani, lo chinò verso il proprio, e posò un casto bacio su quelle labbra tremanti. Quel gesto riuscì a sciogliere il nodo della paura nel cuore del principe, che ricambiò dolcemente il gesto.
Non ci furono altri baci quel giorno, né giuramenti d’amore eterno; ma entrambi erano consapevoli che un seme era stato piantato; quali frutti esso avrebbe dato, era qualcosa che solo il futuro (e Lady Fortuna, aggiunse Setzer) poteva rivelare.
